Vai a dormire tardi e fai fatica a svegliarti? Geneticamente sei un gufo!

Se qualcuno vi dà del gufo, non vi offendete. Potrebbe riferirsi a una vostra caratteristica genetica che vi porta ad andare a letto il più tardi possibile e a vivere come un trauma il risveglio mattutino. A scoprire il gene dei gufi, coinvolto nella sindrome della fase del sonno ritardata, è stato un recente studio americano. La ricerca, condotta da un team di ricercatori della Rockfeller University di New York, è stata pubblicata sulla rivista scientifica Cell.

I gufi secondo i ricercatori sono l’opposto delle allodole, persone (ne conosciamo sicuramente più di una) a cui scherzosamente rimproveriamo di andare a letto con le galline. Le allodole al mattino si svegliano fresche, riposate e riescono a essere operative e lucide sin dai primi minuti dopo il suono della sveglia.

Ma lo studio americano si è concentrato sui gufi, perché chi soffre di sindrome della fase del sonno ritardata può andare incontro a diversi problemi di salute. Il disturbo colpisce il 10% della popolazione mondiale. La sindrome provoca stanchezza, problemi sociali e lavorativi, ma anche malattie gravi come il diabete, patologie cardiache, depressione e ansia.

I ricercatori precisano che le persone che faticano ad addormentarsi, perché distratte dai cellulari o dalla troppa luce, non necessariamente sono affette dalla sindrome della fase del sonno ritardata. Questo disturbo può infatti insorgere indipendentemente da fattori esterni e da cattive abitudini che rovinano il sonno.

Il gene CRY1 fa la differenza tra gufi e allodole

I ricercatori americani già 7 anni fa avevano individuato una mutazione genetica  di una sola lettera nel gene CRY1. La mutazione era stata riscontrata in una donna di 46 anni affetta da disturbi del sonno. La donna, malgrado fosse stata alloggiata per 2 settimane in un appartamento senza finestre, tv e Internet, continuava ad avere un ritmo circadiano di 25 ore.

Il nuovo studio è stato condotto sui familiari della donna e su un campione di persone che soffrono di sindrome della fase del sonno ritardata. In alcuni è stata individuata la stessa mutazione genetica nelle cellule della pelle. Questa mutazione è presente in un europeo su 75. Il gene produce una proteina coinvolta nel ciclo sonno-veglia.  In caso di proteine difettose il ciclo si sposta almeno 30 minuti in avanti.

Sindrome della fase del sonno ritardata: tutta questione di inibitori!

Il nostro orologio circadiano inizia ogni giorno costruendo proteine nelle cellule. Questi attivatori producono i loro stessi inibitori. Quando tutte le proteine vengono silenziate dai loro inibitori, la produzione di inibitori cessa. Le proteine così tornano a espletare la loro azione, dando vita a un nuovo ciclo, che coincide con l’inizio di un nuovo giorno.

I cosiddetti gufi, a causa della mutazione genetica che coinvolge il gene CRY1, sono costretti a convivere con una sorta di jet lag per tutta la vita.  L’orologio biologico risulta sempre in ritardo: fino a 2 ore, 2 ore e mezza.

Proprio per questo motivo alla sera chi soffre della sindrome della fase del sonno ritardata non avverte sonno fino all’1, le 2 di notte. Al contrario al mattino fa fatica a svegliarsi e a concentrarsi fino a 2 ore dopo il risveglio. Per il suo organismo infatti, anche se il sole è spuntato da ore, è ancora piena notte.

Ciclo sonno-veglia: nei gufi è alterato

A spiegare cosa accade ai gufi è uno degli autori dello studio, il genetista Michael Young:

I gufi vivono come se fossero sempre in viaggio verso Est. Al mattino il nuovo giorno che inizia li coglie impreparati.

Il ciclo sonno-veglia in questi soggetti risulta alterato. Come spiega Alina Patke, autrice principale della ricerca, i giorni dei gufi durano più del movimento della Terra. Quindi sono sempre costretti a correre per recuperare i ritmi circadiani normali.

La buona notizia è che fattori come l’esposizione alla luce e buone abitudini possono riportare l’orologio interno a essere puntuale. In futuro il meccanismo individuato dai ricercatori potrebbe essere usato per sviluppare dei farmaci contro la sindrome della fase del sonno ritardata.

Foto: Artur Mikołajewski – Wikimedia Commons

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