Affamati di emozioni, studio fa luce sul legame tra cibo e umore

Qual è il legame tra cibo e umore? E in che modo il nostro stato d’animo influenza l’appetito? A rispondere a queste domande è stato uno studio condotto dai ricercatori delle università di Salisburgo e del Lussemburgo. La ricerca, pubblicata sulla rivista Frontiers in Psychology,  rientra nel progetto Emo-Eat. L’iniziativa è stata finanziata dall’Austrian Science Fund FWF per scoprire i meccanismi all’origine dei disturbi del comportamento alimentare. Disordini come la bulimia, l’anoressia e l’eating emozionale, la fame nervosa, che colpiscono soprattutto le donne.

Cibo e umore: un legame preistorico

Oggi la disponibilità di cibo 24 ore su 24 mette a dura prova il nostro autocontrollo. Viviamo ancora in un corpo paleolitico, abituato a dover raccogliere il cibo e a procacciarsi la cena per placare i morsi della fame. Nella nostra dispensa però c’è ben più di quanto serva per soddisfare il fabbisogno di energie. Cosa accade quando apriamo il frigo spinti dalle emozioni e non da una fame reale?

Per scoprirlo i ricercatori hanno coinvolto un campione di donne, bulimiche e non, in esperimenti di laboratorio. Le partecipanti sono state invitate a tenere un diario alimentare tramite l’applicazione per smartphone Psy-Diary App.

Perché quando siamo tristi mangiamo di più?

cibo emozioniLe donne hanno anche risposto a un questionario online sulle emozioni e l’alimentazione. La maggioranza delle partecipanti ha riferito di mangiare più del solito quando si sentiva triste. L’ansia e la rabbia invece le portavano a mangiare meno del solito, mentre uno stato d’animo felice le spingeva a mangiare la solita quantità di cibo.

Il calo dell’appetito associato agli stati ansiosi e a un comportamento aggressivo è stato già indagato da diversi studi. Entrambi gli stati d’animo aumentano i livelli di cortisolo nell’organismo. Noto come l’ormone dello stress, il cortisolo serve a preparare il corpo alla fuga in caso di pericolo o alla lotta, in caso di una minaccia da affrontare nell’immediato. In entrambi i casi lo stimolo della fame viene soppresso per dirottare tutte le energie sulla lotta alla sopravvivenza.

Ma cosa accade invece quando la frustrazione e la tristezza spingono a mangiare di più? La tristezza non rappresenta una minaccia per la nostra sopravvivenza. In questo caso a spingere a cercare conforto nel cibo è l’attivazione di meccanismi di gratifica e ricompensa.

Cibi di conforto e fame nervosa: tu chiamale se vuoi…emozioni

In base alle abitudini alimentari annotate nel diario i ricercatori hanno diviso le partecipanti in due gruppi. In un gruppo sono state inserite le donne interessate da eating emozionale, nell’altro le donne con un rapporto con il cibo non veicolato dalle emozioni.

Alle partecipanti è stato chiesto di ricordare situazioni stressanti vissute nelle settimane precedenti.  A prevalere sono state le interazioni sociali negative, ad esempio una discussione con il partner. Dopo aver richiamato alla mente lo stato d’animo legato a un evento stressante le donne sono state sottoposte a un elettroencefalografia (EEG), la registrazione dell’attività elettrica dell’encefalo. L’esame è stato effettuato mentre le donne osservavano delle immagini di snack golosi. L’obiettivo era di verificare quali aree del cervello si attivassero per processare le immagini del cibo a seguito di un’emozione triste.

Come illustra Jens Blechert, autore principale dello studio sul legame tra cibo e umore, il controllo delle emozioni avviene nei lobi frontali. Quando qualcuno osserva del cibo dovrebbero attivarsi soltanto la corteccia visiva o il centro delle ricompense. Quando si controllano le emozioni attraverso il cibo, in presenza di uno stato d’animo triste i lobi frontali tendono a concentrare maggiore attenzione sulle immagini. In altri casi invece le donne, nel timore di perdere il controllo, in situazioni emotivamente stressanti tendono a non focalizzarsi sul cibo.

Grazie a queste scoperte sul legame tra cibo e umore gli psicologi potranno sviluppare nuove terapie contro i disordini alimentari, volte a distogliere l’attenzione dal comfort food in caso di eventi stressanti ed emozioni negative.

Per approfondire: Exploring emo-eating – Scilog; Emo-Eat Project – Université du Luxembourg
Foto: Pixabay

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