Lavorare troppo fa male, donne più a rischio salute

Lavorare troppo fa male a tutti, ma nel caso delle donne il discorso si fa più delicato. Sappiamo bene, infatti, che spesso le donne hanno un doppio lavoro: quello in ufficio e quello a casa. Nella cultura tradizionale spetta alla donna il cosiddetto ruolo da “care giver”. Questo termine inglese serve per definire chi, in ambito familiare, si prende cura degli altri componenti. Nel considerare il numero massimo di ore che uomini e donne possono lavorare per evitare problemi alla salute, questo aspetto tipicamente legato alla sfera femminile deve essere tenuto in considerazione. Uomini e donne, insomma, non possono lavorare lo stesso numero di ore. A meno che anche in casa il lavoro sia diviso equamente . A sostegno di questa tesi arriva uno studio dall’Australia. Il lavoro è stato pubblicato sul magazine Social Science and Medicine.

Lavorare troppo fa male: l’indagine australiana

Gli scienziati hanno stabilito che un essere umano può lavorare un massimo di 48 ore alla settimana. Nel caso in cui si trovi a dover lavorare di più, la sua salute mentale e fisica corre un certo rischio. Stando a quanto dicono gli autori dello studio dell’Australian National University, questo limite di ore va bene solo per i maschi. Una donna può arrivare a lavorare molte più ore alla settimana, correndo un rischio maggiore per la sua salute.

I ricercatori australiani hanno innanzitutto cercato di ristabilire i parametri che definiscono la sicurezza mentale del lavoratore. E quindi in che misura lavorare troppo fa male. Hanno intervistato 3.838 uomini e 4.062 donne tra i 24 e i 65 anni. Le interviste sono state fatte in occasione del progetto HILDA (Household Income Labour Dynamics of Australia Survey).
I dati emersi dall’indagine hanno dato una risposta ben precisa: non più di 39 ore di lavoro alla settimana. Dopo questa prima analisi, gli studiosi hanno fatto un’ulteriore scrematura tra donne e uomini. Le differenze di genere sono venute a galla con immediatezza ed evidenza: le soglie di sicurezza corrispondono a 43,5 ore settimanali per i maschi e 38 per le femmine.

Parità tra maschi e femmine se pari è anche il carico di lavoro a casa

Se donne e uomini si trovano ad avere lo stesso carico di lavoro anche a casa, allora viene meno il gender gap. La vera discriminante, dunque, non è di natura biologica, ma culturale. A fare la differenza sono le ore che un essere umano dedica al lavoro, compreso quello domestico. Fino a che uno dei due lavori continuerà ad essere di pertinenza femminile, non si potrà pensare ad una vera parità di genere. Gli studiosi australiani sostengono che questi dati dovrebbero far riflettere chi si occupa di normative del lavoro: la salute delle donne va tutelata.

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