Medulloblastoma: nuova cura italiana dona speranza ai bambini

A riaccendere la speranza dei bambini affetti da medulloblastoma, uno dei tumori cerebrali dell’infanzia più diffusi, arriva una nuova cura tutta italiana. A mettere a punto la terapia contro la forma di cancro al cervello sono stati i ricercatori dell’Istituto di biologia cellulare e neurobiologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibcn-Cnr) di Roma. La cura è stata descritta sulla rivista Frontiers in Pharmacology.

Lo sviluppo della nuova cura per il medulloblastoma ha richiesto un lavoro di ricerca e di sperimentazione di 10 anni. Il progetto è stato curato da Felice Tirone, Manuela Ceccarelli e Laura Micheli. La terapia innovativa è meno invasiva per l’organismo dei bambini, a differenza della radioterapia e degli altri trattamenti anticancro usati oggi per far regredire il medulloblastoma.

Medulloblastoma scompare grazie alla proteina Cxcl3

La nuova cura fa sparire il tumore anche in uno stadio di sviluppo iniziale più avanzato, sfruttando la proteina Cxcl3 nota come chemokina. Il trattamento è meno tossico rispetto alla radioterapia. Inoltre non comporta effetti collaterali permanenti, come i disturbi cognitivi o lo sviluppo di tumori secondari.

La nuova cura contro il medulloblastoma blocca la proliferazione incontrollata delle cellule giovani contenenti sostanze tossiche e destinate a diventare neuroni. I ricercatori italiani hanno condotto una serie di studi sul cervello e sul cervelletto, scoprendo che in assenza della proteina Cxcl3 il medulloblastoma diventava più aggressivo.

Il processo di neurogenesi va in tilt. Le cellule giovani, note come precursori cerebellari, restano bloccate nella zona proliferativa, diventano più vulnerabili alle mutazioni e si trasformano facilmente in cellule tumorali.

Negli studi la chemokina è riuscita a riattivare e a stimolare i processi migratori delle cellule fuori dalla zona proliferativa. Il processo ha sfruttato la plasticità insite nelle cellule tumorali giovani. Come ha illustrato Tirone:

Il nostro approccio sfrutta la plasticità residua del precursore cerebellare neoplastico, in quanto Cxcl3 ne forza la migrazione al di fuori della zona proliferativa del cervelletto verso la parte interna, dove i precursori neoplastici differenziano, uscendo definitivamente dal programma di sviluppo del tumore.

Tumori cerebrali dell’infanzia sconfitti sul nascere

I risultati dopo appena un mese di trattamento intracerebellare con la proteina Cxcl3 sono stati più che positivi. I tumori al cervello che si erano sviluppati da non oltre due mesi sono regrediti del tutto.

I ricercatori italiani nei prossimi progetti di ricerca valuteranno se il trattamento possa essere utilizzato con successo sugli umani. Il primo passo sarà condurre dei test sulla sindrome di Gorlin. Nei bambini affetti dalla malattia l’insorgenza del cancro al cervello ha cause genetiche ed è dunque più facile intervenire quando il tumore è negli stadi iniziali. Un altro degli obiettivi degli scienziati è scoprire se le cellule tumorali conservino la capacità di differenziarsi dopo la migrazione.

Foto: via Wikimedia Commons

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