Cuore sano: caffeina riduce infiammazione legata a malattie cardiache

Un cuore sano grazie alla caffeina: è quanto suggeriscono i risultati di un recente studio. A condurlo sono stati i ricercatori della Stanford University School of Medicine. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Nature MedicineL’équipe di scienziati coordinata da David Furman ha scoperto che la caffeina svolge un’azione antinfiammatoria benefica per la salute cardiovascolare. La sostanza eccitante contenuta nel caffè è infatti coinvolta in un meccanismo di riduzione dell’infiammazione. L’infiammazione cronica è stata associata a diversi fattori di rischio delle malattie cardiache.

I ricercatori hanno individuato un processo infiammatorio che si attiva nell’organismo nella tarda età adulta. Il meccanismo non è attivo indistintamente in tutti i soggetti adulti. Alcune persone non sono soggette a questo tipo di infiammazione e conservano un cuore sano anche in tarda età. Quando il meccanismo è più attivo la pressione arteriosa aumenta. I pazienti inoltre sperimentano una maggiore rigidità delle arterie. Si tratta di due fattori di rischio noti delle malattie cardiache.

Caffeina blocca infiammazione e protegge il cuore

pressione sanguigna salute cuoreI ricercatori americani hanno condotto degli esperimenti in laboratorio, scoprendo che la caffeina è in grado di bloccare il processo infiammatorio. Gli scienziati hanno monitorato per 10 anni oltre 100 adulti. Dall’analisi e dal confronto dei campioni di sangue prelevati ai soggetti sono stati isolati due cluster genici. Gli individui con una maggiore espressione di uno o entrambi i cluster presentano livelli più elevati di una proteina nota come IL-1-beta. Questa proteina svolge un’alta azione infiammatoria. Anche i valori di metaboliti degli acidi nucleici erano più elevati. Questi elementi sono coinvolti nella degradazione delle molecole che compongono i geni.

Dall’analisi delle abitudini alimentari dei partecipanti è emerso che gli individui con una bassa espressione genica consumavano più caffeina. Per fare luce sulla relazione i ricercatori hanno incubato le cellule del sistema immunitario con i metaboliti. Dai test effettuati sui topi è emerso che i metaboliti incrementano l’attività dei geni responsabili dell’infiammazione. Questo meccanismo spinge il sistema immunitario a produrre più IL-1-beta.

Caffeina e longevità: quale legame?

In un secondo test i ricercatori hanno incubato anche la caffeina nelle cellule immunitarie e nei metaboliti. La sostanza ha bloccato le sostanze infiammatorie. Furman si mostra cauto: questi dati sono insufficienti a incoronare la caffeina come elisir di lunga vita e toccasana per il cuore. Ciononostante l’esperto precisa che questi risultati  forniscono una spiegazione valida alle conclusioni a cui erano giunti altri studi. Ricerche in cui il maggior consumo di caffeina era stato associato alla longevità:

Nell’organismo esistono decine di processi legati all’infiammazione cronica e allo sviluppo delle malattie. Ne abbiamo appena identificato uno.

Ma esistono altre sostanze che agiscono come la caffeina contro l’infiammazione e aiutano a preservare un cuore sano? Furman spiega che anche gli acidi grassi Omega-3, nutrienti che si trovano nei pesci grassi, riducono gli stati infiammatori associati all’insorgenza di molte malattie. Tra queste diverse forme di cancro, l’artrite, la demenza e le malattie cardiache.

Dalla caffeina nuove terapie a bersaglio molecolare contro l’infiammazione cronica

I risultati dello studio non devono indurre a esagerare con la caffeina. A invitare alla cautela è la professoressa Gabrielle Fredman, docente presso l’Albany Medical College di New York. La Fredman spiega che questi risultati potranno essere utilizzati per mettere a punto nuove terapie a bersaglio molecolare contro l’infiammazione cronica, meno invasive rispetto a quelle disponibili oggi.

I farmaci impiegati attualmente per ridurre l’infiammazione possiedono degli effetti collaterali. Tra questi la soppressione del sistema immunitario, che non li rende particolarmente indicati nelle terapie somministrate agli adulti più avanti con gli anni e agli anziani. Al momento sono in fase di test farmaci in grado di inibire la produzione di IL-1-beta nei pazienti cardiopatici.

Cuore sano e giovane più a lungo? È anche questione di genetica

donna anziana longevitàSecondo Furman potrebbe essere proprio la genetica a spiegare, almeno parzialmente, perché alcune  persone muoiono per ictus a 60 anni, mentre altre vivono oltre 90 anni senza manifestare problemi cardiaci e senza sviluppare malattie croniche. Le persone con un’attività genica più bassa nei cluster legati all’infiammazione avevano infatti una possibilità 8 volte maggiore di avere parenti stretti che avevano vissuto oltre 90 anni.

Foto: via Pixabay

 

 

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