Felicità: salute mentale e amore contano più dei soldi

Chi trova l’amore trova la felicità. È una delle conclusioni a cui è giunto un recente studio della London School of Economics. La ricerca, dal titolo “Origins of Happiness” (Le origini della felicità), ha indagato quali fattori sociali, fisici, ambientali ed economici siano più determinanti per sentirsi felici.

L’analisi, condotta da Lord Richard Layard, è partita da una constatazione poco confortante: negli ultimi 50 anni il reddito pro-capite nei Paesi occidentali è raddoppiato, ciononostante le persone non sono affatto più felici. Gli analisti hanno esaminato diversi indicatori del livello di soddisfazione delle persone, usando i dati raccolti in quattro Paesi, tra cui gli Stati Uniti e la Germania. In totale sono stati interpellati 200 mila individui.

Ansia e depressione: i nemici numero uno della felicità

A essere più soddisfatte delle loro vite erano le persone innamorate con una relazione stabile. Le più insoddisfatte erano le persone affette da depressione e ansia. Iniziare una relazione in una scala da uno a dieci aumenta la felicità dello 0,6% a fronte dello 0,2% di incremento che si verifica quando lo stipendio viene raddoppiato.

La disoccupazione, l’ansia e la depressione riducono tutte la felicità dello 0,7%, mentre la perdita del partner (per un lutto o per una separazione) riduce la felicità dello 0,6%.

Esperti: Governi investano nel benessere mentale

Secondo i ricercatori questi dati dimostrano che il benessere mentale gioca un ruolo cruciale nel raggiungimento della felicità. Investire più risorse per contrastare il disagio psicologico, combattendo la depressione e l’ansia dilaganti, ridurrebbe l’infelicità del 20%. Focalizzarsi solo sulla riduzione della povertà al contrario ridurrebbe l’insoddisfazione della popolazione di solo il 5%.

Secondo Layard tutti i Governi dovrebbero rendere una priorità la felicità dei cittadini. Una scelta che è ben lontana dall’essere solo “etica”. Cittadini più soddisfatti delle loro vite sono più produttivi e pagano più tasse. Inoltre, curando il disagio psicologico all’origine di molte patologie anche fisiche, le persone si si ammalerebbero meno e non graverebbero sul sistema sanitario nazionale.

In passato, spiega Layard, lo Stato si è focalizzato sulla lotta alle malattie fisiche, alla povertà, all’analfabetismo e alla disoccupazione. Ma è fondamentale mettere al centro del welfare anche la lotta alla depressione, all’ansia, alle dipendenze e all’alienazione giovanile. L’esperto ritiene che un adulto felice non è il bambino che ha studiato nelle migliori scuole, ma il bambino con la salute emotiva migliore e relazioni interpersonali più soddisfacenti.

Fonte: BBC
Foto: via Pixabay

Commenti

commenti

Tags:

L'autrice