Post infarto, lo studio per un cerotto ripara-cuore

Cura post infarto: tanto di cappello per la collaborazione tra la University of New South Wales di Sidney e l’Imperial College di Londra, che hanno unito forze e competenze per condurre uno studio sulla cura post infarto, progettando un cerotto a più strati il cui scopo vuole essere quello di riparare il tessuto danneggiato dalla lesione.
La ricerca relativa a questo prototipo di “toppa per il cuore” è stata pubblicata sulla rivista Science Advances.

La struttura del cerotto

Il cerotto consiste in uno strato di chitosano (polisaccaride che si trova nei carapaci dei crostacei), polianina (polimero elettroconduttore) e acido fitico (una sostanza vegetale che fa sì che lo strato di polianina riesca a condurre l’elettricità).

Bisogna sapere che la lesione provocata dal passaggio di un infarto si manifesta attraverso delle cicatrici nel tessuto cardiaco, che vanno ad alterarne gli impulsi elettrici e quindi il regolare ritmo.
La base portante del cerotto studiato dal team di ricercatori inglesi e australiani è costituita da un polimero che svolge il ruolo di conduttore di elettricità sul tessuto cardiaco, elettrico a sua volta per definizione.

Pro e contro

Un contro rispetto all’idea di questo cerotto sta nel fatto che nel polimero le proprietà elettriche in grado di ripristinare l’ordinaria attività cardiaca sono a tempo limitato. I tre strati del cerotto sono stati pensati proprio per ovviare a questo ostacolo: il gruppo di ricerca ha dimostrato che la multistratificazione permette al cerotto di prolungare la sua azione per oltre due settimane.

Una caratteristica che va decisamente a favore del cerotto ripara-cuore è la sua facilità di applicazione, dal momento che non necessita di sutura. Questo procedimento, oltre a non essere invasivo e aggressivo, fa sì che il cerotto si adatti perfettamente al tessuto cardiaco senza ostacolarne il naturale movimento.

Il cerotto è in fase beta, infatti ad ora è stato testato solo sugli animali. I ricercatori cui va la paternità del progetto affermano che si tratta della tecnologia di base su cui lavoreranno per poi utilizzarlo sugli uomini.

Foto: via Pixabay

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